Associazione Sconfinando

L'unica Bottega Equo Solidale di Sesto San Giovanni

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Rose a San Valentino? No grazie

 

Rose&Lavoro “Ma che razza di mercato è quello dei fiori? A guardarlo sembra assurdo: come può essere conveniente importare un prodotto fresco da migliaia di chilometri di distanza, a bordo di camion frigoriferi, poi di aerei, poi ancora di camion frigoriferi? Come può essere economico, dopo tutti quei passaggi di mano, dai produttori alle aste, dalle aste ai grossisti, dai grossisti ai distributori e infine ai commercianti?Tutto questo ha senso solo in un mercato globalizzato, dove, ad esempio, le rose keniane sono competitive solo perchè hanno minori costi sociali e ambientali. Tradotto vuol dire minimi livelli salariali, nessuna tutela sindacale, discriminazioni, rischi per la salute. Tradotto vuol dire anche un lago che si prosciuga laddove l’acqua è un bene raro e prezioso – un fiore è per il 90% acqua!- , e tonnellate di CO2 disperse nell’ambiente.”

Pietro Raitano, Cristiano Calvi, Rose&lavoro. Dal Kenia all’Italia l’incredibile viaggio dei fiori, edizioni Altraeconomia 2007.

In questo libro su un argomento poco conosciuto e apparentemente poco riconducibile ai temi del commercio equo, gli autori ripercorrono il viaggio che fanno le rose, dalle sterminate piantagioni (di proprietà europea) in Kenia, dove il lago Naivasha si sta lentamente prosciugando perchè enormi quantità d’acqua sono utilizzate nella coltivazione dei fiori, fino all’Europa. Qui arrivano alle gigantesche aste dei fiori in Olanda, dove vengono smistate ai grossisti in tutta Europa e giungono infine ai chioschi e ai supermercati dove noi andiamo a comprare i fiori, passando prima anche per il mercato dei fiori di Sanremo. Fiori, rose soprattutto, che in questo viaggio molto veloce in giro per il mondo (dalla raccolta alla vendita al dettaglio passano pochi giorni, 3-4 al massimo) perdono però ogni etichetta di provenienza.

E quindi noi non sappiamo nulla di cosa succede in Kenia, in Etiopia, in Ecuador e in Colombia, paesi dove dagli anni ’80 la delocalizzazione delle compagnie europee ha avviato la coltivazione dei fiori, produzione che è via via diventata sempre più importante nelle economie e nell’export di questi paesi. Ma a quale prezzo: enormi costi ambientali, e soprattutto un drammatico sfruttamento della manodopera. Si tratta in gran parte di donne, che lavorano con orari molto pesanti, senza adeguate protezioni contro gli agenti chimici e i pesticidi largamente usati, senza tutele sindacali, con salari bassissimi.

Solo dal 2000 c’è stata una campagna internazionale, che ha ottenuto un miglioramento nelle condizioni dei lavoratori, anche se limitato alle piantagioni di minori dimensioni.E’ inoltre cresciuta anche una sensibilità che ha portato a certificazioni di sostenibilità ambientale e di tutela dei diritti dei lavoratori. Interessante il caso di una coltivazione in Kenia con certificazione Fair trade, dove i soldi in più che essa ha portato vanno direttamente ai lavoratori, che li usano per migliorare le loro condizioni di vita, portare acqua potabile nelle scuole, finanziare l’acquisto di terra, costruire un mulino, ecc. Molto c’è da fare: sensibilizzare sull’argomento, riorganizzare le tante certificazioni esistenti e le loro policy, perchè non basta concentrarsi sulle piantagioni e maggior attenzione deve essere data al rispetto dei fondamentali diritti umani e sindacali.Un libro-inchiesta molto ben documentato, pieno di dati e di riferimenti, con una ricca sitografia, scritto da P. Raitano, direttore di Altraeconomia, e C. Calvi, esperto di commercio equo e solidale. Lo trovate da Sconfinando, insieme a molti altri libri.

Un’alternativa originale alle rose di San Valentino…